Antonella Capalbi
Bari
You don’t have to be rich to be my boy: Jasmine.
A causa di un fraintendimento negli scambi di email con Antonella, che firma questa serie di articoli per la rubrica "donne di cartone", avevo congedato la stessa, e i suoi lettori (tra i quali chi scrive), credendo fosse l'ultimo "post". La frase del suo messaggio di posta infatti recitava così:
"Ho visto che il sito è nuovamente funzionante perciò ti invio, come di consueto, l'ultimo contributo alla rubrica."
Dove per ultimo si intendeva "il più recente" e non "l'articolo di chiusura della serie"... insomma, mi scuso con lei e con voi per aver prematuramente decretato la fine di una delle più seguite, e interessanti, rubriche di questo blog. Alla prossima allora :-)
Il viaggio nel mondo delle "donne di cartone", curato dalla brava Antonella, volge al termine. E si chiude con questo articolo dedicato all'eroina Disney di Alladin, probabilmente un personaggio molto più vicino alla realtà di quanto non siano stati quelli presi in esame sino ad oggi. Quasi come la nostra brava redattrice, cui auguriamo ogni bene, nella speranza di tornare a rileggerla, impegni universitari permettendo, molto presto su queste pagine.
I viaggi tra le pagine e la fuga dalle apparenze: Belle
Altra tappa del viaggio tra le "Donne di Cartone". E' la volta di Belle eroina del disegno animato "la Bella e la Bestia". Antonella, ci propone una esegesi originale e contemporanea di questo personaggio di fantasia. Fantasia?
Primi desideri di indipendenza. Ariel e gli abissi che stanno stretti.
Continua il viaggio nell'universo femminile visto attraverso la metafora dei personaggi animati. Antonella nella sua "Donne di Cartone" ci accompagna nel mondo di Ariel, la sirenetta...
Il mondo al contrario di Alice. Una fuga dalla realtà tramite la fantasia.
"Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com'è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe!"
A un anno di distanza dall'uscita di Cenerentola,nel mondo della narrazione animata sembra davvero tutto capovolto. Siamo nel 1951 e la Disney sforna il suo tredicesimo classico. Protagonista: la bambina fantasiosa del racconto di Charles Lutwidge Dodgson, conosciuto ai più con lo pseudonimo di Lewis Carrol.Proprio come il sue creatore, Alice è creatrice e vittima della sua fantasia (Dodgson per molto tempo è stato accusato di pedofilia a causa del suo "amore" per l'infanzia e, in particolare, per Alice Lidell, la bambina che verosimilmente ne ispirò i racconti).
Primi segni di “scontento”: Cenerentola
"Cenerella Cenerella, sempre in moto Cenerella: su in soffitta, giù in cantina, disfa i letti, va'in cucina! Lava i piatti, il fuoco accendi! Poi lava stira e stendi! Comandan sempre loro e ripeton tutte in coro: a lavoro, a lavoro, Cenerella!".
La canzoncina che cantano i due topolini buffi (e non solo) GasGas e Giac, spalle comiche del cartone animato, sembra essere esplicativa della tendenza dell'intero cartone animato.
Alle origini della “specie”: Biancaneve.
In principio era Biancaneve. Non si può iniziare una carrellata sull'evoluzione del ruolo femmile confezionato all'interno del mondo dell'animazione senza partire dalla nonna di tutte le eroine. E, come ogni eroina che si rispetti, vive una vita all'interno di una parentesi irreale tra un C'era una volta e un Vissero tutti felici e contenti. Irreale quasi come suona la sua beltà: i capelli neri come l'ebano, la bocca rossa come le rose e la pelle bianca come la neve.
Donne di cartone (nuova rubrica)
Il mondo dell’animazione e dei giochi diventa spesso specchio colorato di una società in evoluzione. Fiabe, gadget afferenti al mondo dell’infanzia sono la rappresentazione in scala delle primissime tendenze , fucina di quei primi sogni venduti e impacchetati in confezioni e nastri colorati. Anche il corso dell’emancipazione femminile è lì paradossalmente confezionato: partendo dalla “nonna” Biancaneve, aspirante padrona di casa perfetta e moglie di un marito principescamente perfetto, passando per Barbie, l’archetipo stereotipato di un moderno estetismo, e per l’irriverente Betty Boop dei fratelli Fleischer, fino ad arrivare ai moderni mostri in minigonna ombelicale, tacchi a spillo e labbra siliconate: le Bratz.