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Luigi

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Materano appassionato e giornalista di professione. In questo lavoro ho incanalato la mia innata curiosità, la voglia di comunicare, ma anche una spiccata vena polemica e soprattutto la passione civica, l'amore per "la terra del Bue". Scrivo da anni sul Resto, settimanale in edicola il sabato, e da qualche tempo anche su questo blog, in cui Donato mi ha coinvolto dopo esserne stato "semplice" utente per diverso tempo. E dopo altre esperienze comuni con il buon HB, dall'ultima edizione di BluesOn nel 2007 a La Nota Storta l'anno scorso. Con l'auspicio che ce ne siano altre, magari da condividere con tutti i compagni di viaggio di Hyperbros. Perchè, come recitava il vecchio slogan del blog, "un'altra Matera" è possibile...

Giovedì, 29 Dicembre 2011 22:07

Verso il 2019...

Questa è la "loro" Matera...

(ieri mattina in Piazza Duomo)

Un’azienda responsabile. Che opera per “salvaguardare l'ambiente, per le generazioni future e per preservare le risorse (…) attraverso il raggiungimento di obiettivi come il rispetto per la persona e la responsabilità ambientale”. Eppure non si tratta di un sodalizio filantropico ma di Fenice S.p.a., una multinazionale francese con sedi e attività in Polonia, Russia, Spagna e Italia per 2.150 dipendenti e un fatturato di 474 milioni di euro nel 2010, che così descrive sul suo sito  i propri “valori aziendali”. L’azienda, che ha sede a Rivoli (To), nasce in realtà nel 1990 su iniziativa della Fiat “con l’obiettivo di progettare, realizzare e gestire il Progetto Fenice – si legge in un documento aziendale – relativo all’ottimizzazione degli impianti energetici ed ecologici nei siti produttivi del gruppo”. Un elegante giro di parole, che tenta maldestramente di edulcorare la reale portata dell’attività: la realizzazione e gestione dei famigerati inceneritori, richiamati in maniera subliminale anche nel nome dell’azienda, mutuato dall’uccello mitologico (l’Araba Fenice) che secondo la leggenda rinasce dalle proprie ceneri, appunto. 

I sorrisi di gioia e le lacrime di commozione. L’allegria, l’entusiasmo, l’euforia e la commozione. Festa doveva essere e festa finalmente è stata. E dopo diversi anni si è potuto davvero urlare alla fine con convinzione “a mogghj a mogghj a l’onn c’ van’”: già, quest’anno è andata bene, ma l’anno prossimo andrà ancora meglio. E così il 2 Luglio sembra tornare ad essere davvero, come da oltre sei secoli, la Festa dei Materani. Con un’inversione di tendenza rispetto alle tristi edizioni degli ultimi anni, preannunciata dal vento fresco di novità che aveva sospinto sin dall’inizio il nuovo comitato presieduto dal giovane Francesco Loperfido. 

Secondo qualcuno Matera sarebbe diventata la barzelletta di se stessa. Nel caso sia vero però, non fa ridere nessuno. Già, perché è una barzelletta triste e amara, più simile ad una farsa. Come quella che si è consumata  qualche giorno fa. In queste occasioni ci si aspetterebbe che il Bue che nello stemma della città affonda la zampa fermamente, la sollevasse assestando un colpo secco e deciso contro i nuovi “barbari” che la saccheggiano a piacimento e indisturbati. E invece…ci mancavano solo la banda e le majorettes nel “comitato di accoglienza” predisposto per l’occasione. 

Come tutte le iniziative migliori è nata quasi per caso: nel 1986 Kim Sjer, allora studente di giornalismo ad Arhus (Danimarca), scriveva al collega Theo Dersjan dell’Università di Utrecht (Olanda), proponendogli di organizzare un convegno di studenti europei di giornalismo. E così nella primavera di quello stesso anno 60 ragazzi di 15 scuole e 8 Paesi si ritrovavano nel piccolo villaggio olandese di Laage Vuursche e alla fine decidevano che quello sarebbe stato un appuntamento fisso: era stato così istituito il FEJS, il Forum degli Studenti Europei di Giornalismo, che da allora ha cadenza annuale con un meeting di lavoro autunnale e soprattutto la conferenza primaverile. L’anno successivo si sarebbe tenuto a Porto e poi in una ventina di Paesi europei, indifferentemente in piccole città (Tampere in Finlandia, Braga in Portogallo, Zwolle in Olanda, Blagoevgrad in Bulgaria, Lincoln in Inghilterra) o nelle grandi capitali (Atene per ben tre volte, poi Vienna, Praga, Ankara, Lisbona, Helsinki, Zagabria e Lubiana, dove si è tenuta l’edizione dello scorso anno). Intanto il Fejs – che è un’organizzazione non lucrativa e assolutamente indipendente - è notevolmente cresciuto, con l’adesione di tutti i Paesi europei e ben 300 università e scuole di giornalismo di tutto il continente. Ma mai finora il congresso si era tenuto in Italia. Che invece l’ha ospitato quest’anno, proprio a Matera dal 2 al 6 aprile scorso (http://www.fejs.it/sito), col fatidico tema “Libertà di stampa”, piuttosto caldo e attuale nella nostra regione. 

"Limitato de chè!”. Non ha usato mezze parole Matteo Renzi, giovane e dinamico sindaco di Firenze nonché aspirante “rottamatore” del PD, che qualche giorno fa sulla sua bacheca di Facebook ha affrontato la questione ZTL nella sua città: “Ci sono 372.000 abitanti a Firenze, eppure sono attivi 53.152 pass per la zona a traffico limitato – ha denunciato - …limitato de chè! Così non va: stiamo spulciando le pratiche, una per una. Io avrò qualche elettore in meno, ma la città sarà più vivibile...”.

A distanza di qualche millennio, ma nel giro di soli pochi decenni, Matera è riuscita a ribaltare la leggenda di Re Mida. Il mitico sovrano della Frigia era noto infatti per l’eccezionale potere di trasformare in oro tutto ciò che toccava. Tutto ciò che tocca la nostra città sembra invece andare a male.

Venerdì, 22 Ottobre 2010 12:32

Una vita da schedato

È stata pubblicata nel ’99 ed è forse l’ultima canzone ispirata di Ligabue. “Una vita da mediano” è una splendida metafora calcistica che rappresenta la vita di tante persone. Il rocker emiliano, grande appassionato di calcio e interista sfegatato, ne trasse l’ispirazione da Lele Oriali, ottimo mediano, appunto, dell’Inter degli anni ’70 e ’80, citato in un passo del pezzo.

Lunedì, 13 Settembre 2010 10:28

Il Patrimonio (dell’Umanità) sequestrato

Dal 1993 è il tormentone che accompagna la vita quotidiana della città: Matera è Patrimonio Mondiale dell’Umanità. È vero, allora solo altri sette siti italiani erano inseriti nella lista dell’UNESCO, tra essi anche Roma, Firenze, Venezia e Pisa. Ora pero sono ben 44 e in tutto il mondo addirittura 890. Ma soprattutto in questi anni quel prestigioso riconoscimento è stato svilito a un mero logo da esibire o, peggio, uno stucchevole slogan da recitare all’occorrenza. Resta comunque l’emblema della naturale vocazione internazionale della città, sebbene sia mancata finora un’efficace promozione. Poco male, in fondo oggi una buona parte di quel Patrimonio non è fruibile, tra siti da sempre abbandonati ed altri chiusi "per restauro": la Cattedrale, il castello Tramontano e gli ipogei di Piazza Vittorio Veneto sono solo i principali, ma ci sono anche molte delle 150 chiese rupestri, compresa l’imponente S.Maria della Valle Verde (La Vaglia), il giardino e gli ipogei di S.Agostino, Palazzo Malvezzi e il convento di S.Lucia Nuova. Tutti “sequestrati” da cantieri eterni, gestiti in perfetta autonomia dalla locale Soprintendenza ed ormai “storicizzati” essi stessi come i monumenti: iniziano, s’interrompono, poi riprendono e s’interrompono di nuovo…ed intanto i soldi finiscono e il cantiere rimane lì.

È solo un poco stinto, perché una volta mia madre, a mia insaputa, decise di lavarlo. Ma è in perfette condizioni, sebbene abbia più di 31 anni. Il foulard con lo stemma del Football Club Matera è per me come una “reliquia”: me lo comprò mio padre il 23 settembre del 1979 quando per la prima volta misi piede in uno stadio. E fu un grande esordio: quel giorno infatti il Matera giocava la sua prima partita casalinga in serie B contro il Taranto, dopo la storica promozione conseguita al termine della trionfale stagione precedente, consacrata dalla “presa” di Lucca.

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