Lo scorso anno ho aperto e richiuso più volte "
Mille anni che sto qui", nonostante l'
accattivante titolo, la simpatica
foto di una bimba dagli occhi vispi che guarda nella stessa direzione dell'anziana donna accanto alla quale è seduta, nonostante la
bella copertina ruvida. Eppure proprio lo stile narrativo delle prime pagine pregiudizialmente, mi diceva che ero di fronte all'ennesima prova di
racconto meridionalista e antiquato infarcito di stereotipi e
nostalgie di una terra e bla bla bla...

A distanza di un anno dall'ultimo tentativo di lettura e, in un momento di pausa dai romanzi thriller e gialli giudiziari, mi sono ritrovato il libro della
Venezia sotto gli occhi e tra le mani, ma stavolta l'ho letto
sino all'ultima pagina.
I
pre-giudizi alla fine si sono rivelati abbastanza
rispondenti a ciò che poi ho trovato nelle pagine del libro. Eppure ho amato
alcuni passaggi, mi sono ritrovato a pensare che si, la solita roba trita e ritrita, senza nessuna novità creativa, con uno stile narrativo anche accattivante, ma che poi scema col dipanarsi della storia. La storia di una famiglia lucana,
grottolese. La storia delle donne di una famiglia che ogni tanto, ma proprio ogni tanto, inciampa in quelle dei luoghi di ambientazione.
I personaggi, tutti quasi tutti, sono appena abbozzati, descritti indugiando in dettagli che non ne definiscono i contorni caratteriali. Eppure, molto spesso l'atmosfera diventa riflessiva e intimista, al punto tale da divenire esperienza mistica condivisa col lettore.
Ho cercato con l'affetto che si deve ad un'aspirante scrittrice locale, qualche elemento di novità e freschezza, ma non ho trovato nulla di realmente incisivo. Però siamo di fronte a un
bel racconto, una buona opera prima, uno stile narrativo che in alcuni punti descrive e riesce a costruire
sapientemente ambienti ed atmosfere. Anche in questo caso, come per alcuni libri di Hornby che ho letto, e, data anche la professionalità della
sceneggiatrice Mariolina Venezia, lo scritto fa l'occhiolino alla "fiction televisiva" o anche al racconto cinematografico. Ma di produzioni di questo tipo forse, non ne abbiamo più bisogno. In generale comunque, una piacevole lettura. Sono curioso di sapere se e quando, ci sarà una seconda opera.