Un commento giunto ad un post precedente mi ha ricordato l'amore che nutro per il melodramma e per una trasmissione che, anni fa, ascoltavo puntualmente prima dell'avvento di Viva Radio 2.
Il duo radiofonico che mi teneva compagnia durante la pausa pranzo era composto da Michele Suozzo ed Enrico Stinchelli, mitici conduttori de La barcaccia. Tra l'altro il mio amico Giamba all'epoca disse che il Conservatorio di Musica di Matera (a proposito complimenti e auguri di buon lavoro al nuovo direttore l'amico Saverio Vizziello) ha avuto proprio Michele Suozzo come docente di Estetica Musicale.
E il loro programma radiofonico oltre che punto di riferimento serio e scupoloso per gli appassionati del bel canto, era divertentissimo da seguire. Sempre brillanti, in particolare ricordo le risate pure che suscitavano con le loro recensioni (erano dei fustigatori implacabili, inflessibili e molto spesso acidissimi) degli allestimenti operistici e con una rubrica in particolare: Le perle nere, all'interno della quale passavano in rassegna le "stecche" più o meno eclatanti dei vari cantanti.
Per avere una vaga idea di questa trasmissione vi consiglio di ascoltare i pochi podcast presenti sul sito di Radio tre.
Per puro divertimento, su questo altro sito dedicato alla popolare trasmissione, sono presenti alcune divertenti perle nere. Ve ne propongo un paio: La prima, una stecca del maestro Luciano Pavarotti, cui va un ricordo commosso
e la seconda del tenore Roberto Aronica, una stonatura abbastanza evidente in chiusura di Una furtiva lagrima da Elisir d'amore
opera che ho tanto amato di Gaetano Donizetti, nella speranza di non aver commesso imprecisioni altrimenti il mio maestrino personale arriva, e mi bacchetta :-P
Tra le pieghe di un libro che ho letto tutto in una notte ho trovato alcuni passaggi che trascrivo qui, adesso:
"Thè verde. Perchè lo bevo? Perche mi piace. Il rito. Ha un sapore di tessuto, delicato, vago. Mi piace sorseggiarlo per lavare via i residui di sapori gratificanti, più forti. Lo bevo perchè le cose dai sapori delicati fanno bene."
E poi un'altra, che mi ha gelato il sangue nelle vene, e non è facile:
"L'inverno non accenna a finire. Sembra lungo perchè non ricordi più quando ha avuto inizio. E ti proteggi con la fiamma, lo fai invano, consapevole che neanche il sole riesce più a riscaldarti"
E l'ultima:
"Ascoltiamo con interesse le storie quando siamobambini perchè qualcuno ce le racconta e le rende interessanti per noi, e fissiamo nella memoria i ricordi romanzati della vita di altri nell'attesa di riviverli da grandi. Poi diventiamo adulti. Realizziamo che quelle storie senza gli orpelli della nostalgia, sono tristi e non ci piacciono perchè le conosciamo già, le viviamo. E andiamo alla ricerca di qualcuno che racconti altre storie, ma ci sono rimasti solo i libri."
Questi sono giorni freddi, l'unico calore è nelle pieghe di un libro:
Da Repubblica.it sono venuto a conoscenza di un sondaggio realizzato dal Rolling Stone che elenca le 100 più grandi voci di tutti i tempi. Scorrendo la lista dei primi dieci ho notato con un certo compiacimento che la scelta effettuata corrisponde a quella che probabilmente avrei stilato, con la sola esclusione di Elvis Presley e John Lennon. In ogni caso e rischiando di cadere nel banale luogo comune che "i neri hanno quel qualcosa in più" ho notato che 7 su dieci, sono effettivamente afro-americani, quasi tutti hanno una radice comune quella black per la precisione. Altra cosa "importante" è che appartengono tutti al medesimo periodo storico e sono tutti americani. L'unica "stecca" è che sono tutti di sesso maschile tranne la vincitrice: Aretha Franklin.
Le mie osservazioni, lasciano il tempo che trovano, ma mi offrono il
pretesto per celebrarne la voce , anche che forse qualcuno la troverà
"pacchiana" e vagamente kitsch, quella che vi propongo è
un'interpretazione singolare della figlia del reverendo Franklin
collegata ad un aneddoto che non ricordò più dove ho letto.
Non so se corrisponde a verità ma si dice che quella sera l'orchestra era pronta per accompagnare Luciano Pavarotti, ma il tenore italiano diede forfait all'ultimo
minuto e così Aretha si cimentò e lo fece a modo suo, col "bel canto
italiano"... il risultato fu una versione dell'aria Nessun Dorma (volgarmente detta "Vincerò") dalla Turandot "E lucean le
stelle" (volgarmente detta Nessun dorma) dalla Tosca di Puccini che
letteralmente infuocò il teatro. Purtroppo non riesco a trovare il
video di cui parlo (e che una volta ricordo d'aver visto su YouTube) in
compenso è presente una versione che cantò due giorni dopo la morte del
maestro italiano. Buon ascolto.