Saranno forse uova di gallina o di struzzo dimenticate sotto il sole delle estati lucane, quelle piene di appuntamenti eno-grastronomici a rischio gastro-interiti, oppure sono uova pronte per essere lanciate addosso ai tanti personaggi di spettacolo che, qualcuno troppo arguto, nelle vesti di manager pensa di usare per riempire le piazze dei comuni in polvere?
Niente di tutto questo. Sarebbe troppo bello per essere vero.
In realtà quella puzza di "ovum maleficus" proviene dai pozzi di petrolio e dal centro oli di Viggiano, che il Ministero dell'Ambiente chiama "Deposito di oli minerali" della ENI SpA - Divisione Exploration & Production, e classifica stabilimento suscettibile a rischio di incidente rilevante (ai sensi dell'art.15 comma 4 del D.Lgs n.334/1999 - Seveso bis).
In realtà quella puzza è idrogeno solforato o acido solfidrico (formula chimica: H2S), un gas estremamente velenoso che può causare anche la morte. Quelli dell'ENI lo sanno bene (vedi immagine in alto a sinistra che ritrae cartello all'ingresso del pozzo Cerro Falcone 2), ma soprattutto quel medico di Grumento Nova che ha denunciato il colosso energetico alla magistratura per disastro ambientale.
Il centro oli di Viggiano a rischio incidente rilevante
La norma (D.lgs. 334/99 integrato e modificato dal D.Lgs. n.238/05) che recepisce la Direttiva europea 96/82/CE, detta disposizioni finalizzate a prevenire incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose (tra cui l'H2S) e a limitare le conseguenze per l'uomo e per l'ambiente e stabilisce che i Sindaci su indicazione dei Prefetti - sulla base del piano di emergenza esterno - sono tenuti ad un opera esauriete di informazione alle popolazioni sui potenziali rischi.
La Direttiva è la stessa sotto l'occhio della Commissione Europea in quanto disattesa dall'Italia, fattore che ha indotto Bruxelles ad avviare una procedura di infrazione (n. 2007/2030) per violazione dell'art.11, ribadida ai comandi regionali e provinciali dei Vigili del Fuoco, al Dipartimento della Protezione Civile e ai Prefetti, da una circolare ministeriale (prot. n. DCPST/A4/RS/108 del 15.01.2008) a firma dell'allora ministro Pecoraro Scanio.
Un elemento in più che induce a pensare che l'ENI è stata in questi anni una sorta di "gerarca intoccabile" che oggi rilancia ipotesi di midolli da spolpare nella polvere di questo nuovo Texas.
Immagine in alto tratta da: www.pandosia.org















