30
Ott

Tutto come previsto. Se non fosse che l’aria è incandescente e le masse cominciano a percepire l’assurdità che permea l’ordine politico italiano, si potrebbe dire che tutto procede con regolarità. Questa nazioncina è un aereo, anche piuttosto vecchio e messo male - un mezzo Alitalia per intenderci - guidato da un pilota senza patente che nella completa indifferenza nei confronti delle lamentele dei passeggeri per le intollerabili turbolenze procede dritto verso l’unica destinazione possibile: lo schianto. Niente di nuovo ma soprattutto nessuna sorpresa. Il delirio continua a srotolarsi fino a quando non sarà completato il quadro. La Gelmini è solo un punto del folle disegno che si sta scoprendo giorno dopo giorno. Lo sono Tremonti, Brunetta e Maroni. Sono solo delle componenti. I servi del capo. I funzionari dei poteri forti. D’altronde lui, il fantino di Arcore, li aveva pure avvisati questi italiani. Aveva detto “Ora conosco bene la macchina Stato, so come governare”. E vai con decreti e fiducia a valanga. Oggi butto giù l’università, domani le superiori. Poi le elementari e vediamo cosa si può fare sull’asilo. Le televisioni ce le ha già, i giornali e le radio pure. E come se non bastasse, ha pure l’opposizione! Non è ignoranza questa, questo è un piano perfetto. Sembra delirio, sembra assurdità. Può sembrare sì, può sembrare che tutto ciò che decidono sia per pura follia. Può sembrare folle anche la presenza di un nutrito gruppo di pregiudicati in Parlamento. E non ultimo può sembrare folle che la camorra abbia il suo giusto rilievo in un governo del genere, un bel posto al ministero dell’Economia. No. Aprite gli occhi. Il disegno è chiaro, fin troppo evidente. Chi urla allo scandalo dovrebbe allontanarsi un pò ed avere una visione d’insieme. Ma nonostante il piano perfetto e l’esecuzione indisturbata fino ad ora… i delinquenti onorevoli hanno fatto male i conti. Non può piovere per sempre, ci siamo ripetuti per qualche mese. In autunno poi arriva anche la pioggia vera. E quando piove troppo, si rischia di essere travolti dall’Onda

Fermiamoli.

06
Ott

La democrazia in Italia sta dando gli ultimi cenni di vita. Rantola, soffre e si lamenta. Dal 2001 prosegue un indisturbato lavoro di vilipendio alle istituzioni, un vergognoso insulto a tutti i cittadini italiani e a qualsiasi intelligenza anche mediocre che abita il Paese. Tutto autorizzato con tanto di firma del Presidente della Repubblica e consensi del 60% degli italiani. Sono stanco dei giochi di prestigio che rendono la democrazia part-time. Sono stanco dell’informazione che sta in silenzio. Sono stanco dei cervelli in fuga dal mio Paese, sono stanco di vederlo ridotto così. El Pais, quotidiano spagnolo, rimarca che l’Italia è il “Paese più indebitato d’Europa“. Dagens Nyheter, giornale svedese, dice “Di nuovo strangolata la democrazia italiana”. Tutto mentre i quotidiani italiani pubblicano le foto del compleanno di nonno Silvio per i suoi 72 anni e il derby milanese seguito fino all’ultimo minuto. E allora devo vuotare il sacco. Oggi il Parlamento-fantasma ha dato la fiducia (l’ennesima dall’inizio di questa legislatura) al provvedimento del ministro della Pubblica (d)Istruzione Mariastella Gelmini che mette in ginocchio la scuola pubblica, insulta le menti brillanti del Paese, rovina le università e manda a morire l’ultima possibilità di rinascita sociale di un Paese ormai vetusto, fratturato e al collasso. Questa gente è così ignorante che classifica la scuola pubblica come una voce di bilancio. L’Ocse ci dà la maglia nera per l’istruzione pubblica e la Gelmini taglia, taglia. La scuola è ridotta all’osso, gli edifici crollano, i programmi ministeriali sono fermi da decenni, regaliamo ogni anno centinaia di menti brillanti all’America, alla Francia, alla Germania, alla Cina. Mandiamo via a calci nel culo i ricercatori, gli studiosi, gli scienziati. Facciamo chiudere istituti di ricerca e mandiamo al collasso le università. Il vero problema è che nel Parlamento non c’è cultura della Cultura. C’è la cultura delle tette e dei culi, la cultura dei processi da congelare per il premier, la cultura degli avvocati che si offrono per pulire fedine penali in cambio di una poltroncina in Parlamento, la cultura di una politica clientelare, di un sistema lurido che ha saturato la pazienza degli italiani o almeno la mia. Così, allo sbando, senza regole. Non c’è dibattito sul futuro del Paese per “motivi tecnici”, per evitare l’ostruzionismo. Non è umanamente tollerabile che il futuro del Paese sia una questione di fiducia di inquisiti, pregiudicati, massoni e collusi. La Gelmini, dopo le proteste davanti al Ministero, ha dichiarato alla stampa che non è preoccupata dai manifestanti, perchè “l’Italia è divisa in due: c’è chi vuole professori pagati di più e un’educazione migliore. L’altra è semplicemente un piccolo gruppo di pusillanimi. Non ci faccio caso”. In democrazia questo non è tollerabile. Non possiamo piegare la schiena. Non un’altra volta. La Gelmini non può legiferare in materia di educazione, la Gelmini è un avvocato. Sono stanco di vedere e sentire tutto questo. Il 10 ottobre scendere in piazza è un dovere civile di tutta la cittadinanza. Facciamo vedere all’avvocato Gelmini se siamo un gruppo di pusillanimi o una massa di cervelli inferociti.

02
Ott

Mentre La Russa e Maroni posizionano i soldati quasi stessero giocando ad Age of Empires, c’è chi lavora per risolvere l’emergenza razzismo. Dopo aver condotto una campagna elettorale marciando sulla sicurezza, additando i campi rom come unico pericolo per gli italiani, alimentando sentimenti razzisti, la destra (ed in particolare Alemanno a Roma) ha la soluzione per risolvere la nuova emergenza sicurezza, quella degli extracomunitari. In tre giorni tre casi clamorosi di razzismo. Il ghanese picchiato a Parma dalla municipale, il senegalese picchiato e minacciato di morte perchè vendeva borse sui marciapiedi, il cinese pestato da minorenni che qualche giorno prima avevano scaldato le loro mani su due uomini della Costa d’Avorio. Mostri a piede libero? Una qualche epidemia che porta l’uomo ad essere violento? Niente di preoccupante, semplicemente la logica conseguenza di una Lega Nord quasi al 10% dei consensi in un Paese sempre più anonimo. Mentre la caccia al negro si diffonde come uno sport tra grandi e piccini, l’immagine dei rumeni sta per essere risollevata grazie ad un colpo di genio di Alemanno. Proseguendo sulla stessa linea di pensiero che ha portato la Carfagna al potere, prende una showgirl e la piazza lì, a fare l’ambasciatrice. Ramona Badescu, ex showgirl del Bagaglino. Un nuovo paio di cosce lunghe e push-up prende un ruolo istituzionale. Appena si spargerà la voce che la Badescu, quella che un anno fa mostrava natiche ed annessi in tv è rumena, stando alle previsioni di Alemanno la xenofobia dovrebbe essere in netto calo. Quando l’oggetto di violenze saranno gli svizzeri, probabilmente chiamerà la Hunziker. La politica delle cosce e dei tacchi a spillo non accenna a fermare. E le violenze neppure. Ma se le cosce funzionano e servono a far incantare per qualche anno l’opinione pubblica, allora facciamo il bis. Qualcuno dica a questa gente che non sta programmando un palinsesto televisivo, ma il futuro dell’intero Paese.

17
Set

Ci sono prostitute e prostitute. Quando abbatti gli ultimi gradini della società non se ne accorge nessuno. Ci sono prostitute e prostitute. Ci sono quelle che vanno per strada perchè non hanno trovato altro, perchè la società le snobba. E poi, quelle più fortunate che vanno sotto le scrivanie per diventare qualcuno in società. Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità, è stanca della prostituzione. Ci voleva il pugno duro. Tutti in galera, prostitute e clienti. A Roma c’è il giro di vite e l’ordine per le donne di “non vestirsi in maniera succinta”. La gonna deve essere a norma di legge. In questo divertente clima di proibizionismo misto a incapacità governativa e a mancanza di strategie adeguate alla soluzione dei problemi, ho deciso di sfogliare così per curiosità un paio di cose: il curriculum di Mara Carfagna e il dizionario DeAgostini.

Mara Carfagna, classe 1975. Laureata in Giurisprudenza. Dopo la laurea comincia la carriera di showgirl. Prima con Mengacci a “La Domenica del villaggio”, poi va con Magalli a “Piazza Grande”, poi “I cervelloni”, “Domenica In” e salotti televisivi variegati. Ha rifiutato perchè “timida” la proposta di Tinto Brass di fare un film con lui. Ha posato senza veli per la rivista fotografica Maxim nel 2006. Nel 2007 in una serata dei Telegatti, Silvio Berlusconi le confessa: «Se non fossi già sposato la sposerei immediatamente». Così recluta i ministri, lui. E così comincia la carriera politica, spinta da quel sentimento politico che l’ha accompagnata sempre nella vita, dalle domeniche con Mengacci alle mattinate con Magalli.

Sabina Guzzanti, in quel di Piazza Navona, calcò la mano sulle presunte prestazioni sessuali che Mara Carfagna avrebbe offerto a Silvio Berlusconi, citando delle intercettazioni di cui parlò un quotidiano argentino (mai arrivate in Italia per assenza di giornali o giornalisti validi). Ma utilizzando queste intercettazioni o allusioni non posso dimostrare ciò che voglio. Allora il DeAgostini mi toglie ogni dubbio:

prostituzione: s. f., attività di chi fa commercio abituale del proprio corpo a scopo di guadagno.

La Carfagna ha fatto un calendario per Max. Qui potete trovare le foto di cui parlo. Di fatto, stando alla definizione del DeAgostini, la Carfagna fu una prostituta, facendo commercio del proprio corpo a scopo di guadagno. Quando le è stato chiesto di commentare quelle foto, il ministro ha dichiarato: “Non mi occupo di queste cose“. Già. Non si occupa di queste cose, lei. La showgirl fa politica, è incoraggiata dal suo presidente e fa arrestare prostitute e clienti. E allora che ci sia una separazione delle carriere anche per le prostitute. Ci sono le stradali e le parlamentari. Le prime vengono reclutate dai papponi e messe sulla strada, le seconde vengono corteggiate dal presidente del Consiglio ai Telegatti, passano qualche giorno sotto la scrivania e, fatta esperienza “politica”, legiferano. E’ la nuova casta delle prostitute. Mettetevi in coda per un posto in Parlamento.

27
Ago

Il Sud è sempre stato un problema. Il vero grande problema di questo Paese. Per il Sud c’è tempo. Si vedrà. C’era tempo. Il Sud è una patata bollente per qualsiasi governo. Il Sud va denigrato, sedotto e abbandonato. Il Sud è importante per tutta la durata della campagna elettorale. Il Sud è necessario perchè c’è ancora tanta ignoranza. Il Sud sembra quasi una malattia. E’ un fattore di blocco. Per la mafia, per la disoccupazione. Per l’arretratezza. Per il debito costantemente in crescita. Per lo spreco di denaro pubblico e gli appalti truccati. Per gli sbarchi a Lampedusa. Per la monnezza napoletana. Per quello strano odore di marcio che rende insopportabile la pizza margherita. Per gli accattoni. Per i professori che vanno al Nord per bocciare il figlio di Bossi. Il Sud è un vagone che va staccato dal treno Italia. La Lega Nord esiste grazie al Sud. E poi il Sud abbassa la qualità della scuola, la qualità della vita, l’immagine internazionale dell’Italia. Al Sud uno studente su quattro abbandona dopo le scuole medie, al Sud l’edilizia scolastica è un sogno, la sicurezza degli edifici viene meno ogni anno. Il ministro dell’Istruzione ce l’ha con i professori del Sud perchè creano danni al sistema scuola. Al ministro dell’Istruzione non arrivano dati sulla dispersione scolastica. Non conosce gli studenti, non sa che esistono. Conosce gli editori e tace quando sforano i tetti massimi di spesa per i libri scolastici. Al Sud non serve un’altra Authority, un altro Garante. Non servono le parole. Al Sud bisogna andarci e non fermarsi ai patrimoni dell’Unesco. Al Sud e ai suoi cittadini basterà una cassa per il Mezzogiorno, una visita di Berlusconi e un’altra manciata di scorie. Una pizza a Napoli, un sorriso in piazza… e ci si rivede alle prossime elezioni. Al Sud.

16
Ago

Mi scappa sempre una risata. Ogni volta che leggo dichiarazioni di ministri, interviste, decreti legge. Oggi parlo del grembiule. Bambine e adolescenti diventano pornostar improvvisate, vendono il loro materiale amatoriale e  si comprano vestiti nuovi, firmati. Una tetta oggi, un jeans Armani domani. Questo traffico di tette nell’etere ha creato, come è giusto che sia, un’emergenza. Una crisi. Emergenza bullismo, emergenza competizioni, emergenza scuola. Io parlarei di emergenza giovani. E tutto ciò che ne consegue. Purtroppo le emergenze devono sempre gestirsele le persone sbagliate al posto giusto, nel nostro caso il ministro Gelmini, 35 anni, avvocato, specializzata in diritto amministrativo (fonte). Nel curriculum della Gelmini non c’è esperienza col settore scolastico, nessun cenno alla sociologia, nessun cenno al rapporto coi giovani. Nessuna competenza specifica insomma per svolgere il suo ruolo almeno decentemente. Ma questa è un’altra storia. Per far fronte alla crisi “tette-jeans-culo-felpegriffate”, l’avvocato Gelmini ha ben pensato di dar retta a una proposta stupefacente (in senso lato) lanciata da Gabriella Giammanco, ex giornalista dell’illegale Tg4 oggi deputata del Pdl (ma va?). “Perchè non tornare al grembiule?“. L’improvvisata luminaria della pedagogia ha avuto proprio un’idea geniale, avrà pensato la Gelmini, risparmiandomi il duro lavoro della riflessione. E allora perchè no? Grembiuli per tutti! L’emergenza delle griffe sul vestiario si risolve con… il vestiario! Esaltante il parere di Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dello sviluppo, rilasciato a Repubblica: “[...] Inoltre, essendo facilmente lavabili, i grembiuli permetterebbero agli scolari di giocare tranquillamente senza paura di sporcarsi”. Tutti felici. Gli scolari che giocano, le mamme che lavano i grembiuli, le case di moda che fanno i grembiuli, gli ormoni degli studenti che si sfogano. Oggi è “una tetta oggi, un jeans Armani domani”. Domani sarà “un culo oggi, un grembiule Dolce e Gabbana domani“. Gelmini e Giammanco. Dio li fa e poi li accoppia.

04
Ago

Ogni governo ha una “soluzione per la scuola”. Il “problema scuola” ha interessato tutti. Da Berlinguer alla Moratti a Fioroni sino all’attuale Gelmini. Nessuno è riuscito ad inquadrare la situazione. Ognuno ha idee disastrose e vaghe. Probabilmente se i ministri scendessero nelle scuole a dare un’occhiata capirebbero un pò di più quali sono i problemi da risolvere, le riforme da fare. Il disagio culturale che le giovani generazioni stanno attraversando è probabilmente indice di una distanza incolmabile tra scuola e studenti, istituzioni e popolo, associazioni e giovani. Se la cultura si allontana dai giovani probabilmente è una colpa da dividersi in entrambi gli schieramenti: da una parte una sorta di casta che tende a radicarsi sempre più in alcuni ambiti e con tanti ostacoli (elevato costo per l’accesso al sapere, agli eventi culturali in genere e mancanza di iniziative atti a coinvolgere la massa), dall’altra parte una massa, appunto, che si sposta verso una cultura più accessibile e, paradossalmente, aculturale. La scarsa qualità dell’offerta televisiva in merito e l’esaltazione eccessiva di modelli sbagliati, esagerati e principalmente vuoti, spiana la strada a quello che è il nichilismo, la mancanza di prospettive, il disinteresse generale. Ciò che la politica non ha capito e probabilmente non capirà mai se non ci sarà l’uomo giusto al posto giusto, è che bisogna eliminare il divario inspiegabile che c’è tra cultura e giovani, se si vuole uscire da questo disagio culturale. Ma forse loro lo sanno e vogliono continuare a narcotizzare una generazione di zombie che farebbe orrore ai giovani sessantottini. Al di là di queste osservazioni, ciò di cui sto per parlare è l’ultima delle proposte in materia depositate alla Camera dei Deputati qualche mese fa.
Si tratta di uno strano decreto, che prende il nome della donna che lo ha proposto, Aprea (Pdl). Nei prossimi mesi probabilmente verrà discusso, ma in rete ci sono già ampie analisi e critiche circa il contenuto del testo. Fondamentalmente, si tratta di una riforma che ha solo un obiettivo: privatizzare le scuole. E fondare il nuovo modello di scuola privata sulla gerarchia già esistente in una normale azienda. Da qui l’idea di scuola-azienda, già sperimentata in Inghilterra, con uno spiacevole esito fallimentare. Tutto ciò che è fallimentare affascina follemente la destra italiana. Ciò che principalmente andrebbe a fare questa riforma all’interno degli organi scolastici, sarebbe annullare l’esistenza di qualsiasi organo collegiale attualmente presente con l’introduzione di un Consiglio di Amministrazione e il conferimento di pieni poteri al Dirigente Scolastico. Ciò che mi fa pensare invece alla riforma Gentile (sto parlando del Ventennio fascista) è il metodo di reclutamento degli insegnanti. Scelti tramite il Dirigente Scolastico e il CdA, senza graduatoria alcuna, senza concorso statale alcuno. Le due vie per essere assunti saranno “giurare fedeltà” al CdA, prendere la scorciatoia della raccomandazione, sempre partecipando ai concorsi banditi dalla stessa azienda. La libertà di insegnamento (art. 13, 21, 33 della Costituzione Italiana) è compromessa. Infatti, chi investe nella scuola per poi entrare quindi nel CdA, decide anche il piano di studi tenendo sotto scacco gli insegnanti assunti. Se oggi l’insegnante precario è precario perchè lo Stato non riesce ad assorbirli tutti, domani l’insegnante sarà precario perchè se non segue le direttive del CdA, offendendo le proprie conoscenze e la propria dignità, potrà essere sbattuto fuori. E i precari di oggi, saranno disoccupati a vita domani. Non posso non pensare inoltre, alla possibilità che un partito politico diventi soggetto fondatore di una scuola-azienda, dato che nel decreto si citano anche associazioni, fondazioni, imprese ed enti privati come possibili investitori. Questo sarebbe esattamente lo specchio della vecchia riforma Gentile. Per non parlare poi delle componenti studentesche che verrebbero praticamente annullate e il cui diritto di manifestare viene reso vano: se l’offerta non ti piace, vai in un’altra azienda. Se nessuna corrisponde alle tue esigenze, vai presso gli istituti di formazione professionale (proprio come la riforma Moratti!).
Bene, oggi ci troviamo davanti ad un’offerta formativa già scarsa per la preparazione degli insegnanti, che in molte scuole sicuramente non brillano. Ci si trova davanti ad un disagio culturale del quale ho parlato prima. Ci si trova davanti ad un sempre più frequente abbandono dei ragazzi davanti alla scuola. La soluzione, per loro, non è aprire le menti ma chiuderle. Ecco noi pensiamo sempre alla nostra libertà, alla rete come valvola di sfogo, alla controinformazione, ai blog, all’emancipazione delle menti, come diceva Bob Marley. Ma loro sono più avanti, loro hanno già deciso che le menti le produrranno in azienda. Avviandoci ad una società obbediente e incosciente. La parola d’ordine è Resistere. Non possono mandare l’esercito nelle scuole, se le occupate.

31
Lug

C’è un posto chiamato triangolo della morte. Non è cinema, non è invenzione. Ci sono contadini e ci sono pecore. Ci sono piante, alberi, frutteti. Ci sono bambini che giocano nella polvere. Ci sono campi rom e nomadi sfruttati per nascondere il traffico illecito di rifiuti tossici. Ci sono imprenditori del nord che ridacchiano al telefono e, tra una polenta e l’altra, discutono del sotterramento di scorie e rifiuti pericolosi “senza dare troppo nell’occhio se no la gente se ne accorge”. Ci sono sindaci, assessori, deputati e senatori. C’è la camorra che li prende per mano. Si dirigono verso l’altare del potere e del malaffare con le mani che puzzano di soldi sporchi. Di morte e orrore. C’è la pecora che fa il latte con dodici picogrammi di diossina per otto mesi e i bambini lo bevono. Ci sono fabbriche che immettono fumi tossici nell’aria, nella nostra aria. Ci sono impianti non a norma ma “tollerati”. Ci sono 3,5 milioni di metri quadrati ricoperti da ecoballe. Ci sono 1200 discariche abusive nell’arco di poche centinaia di chilometri. C’è gente che respira per tutto il giorno un’aria satura di lerciume. E c’è un signore che va a Napoli a dichiarare l’emergenza finita. C’è gente che urla, che sbraita, che vuole il diritto alla vita. C’è gente che… loro possono aspettare. E c’è il silenzio assordante e insopportabile di tutto il Paese. Chi vuole fare un bel tuffo nel burrone?

Di notte… la camorra… scaricano… lo fanno per soldi. Diciamo la camorra… possono essere anche i politici… sempre qualcuno legato ai politici, perchè l’autorità non esiste! Non esiste un arresto, un controllo del territorio, non c’è nessuno. Perchè ci mangiano tutti sopra. E noi moriamo. [...] Nel 1995-96 la fabbrica (Montefibre, ndr) è scoppiata 4-5 volte. L’hanno sempre nascosto per non far uscire la notizia. Gli operai del pronto soccorso buttavano acqua bollente per spegnere i macchinari perchè era roba nociva. Nessuno mai l’ha detto. Perciò il mio gregge che è qui vicino sta morendo sano sano. E il popolo? Il popolo che fine sta facendo? Più di 2000 pecore morte, quelle se le tocchi cadono per terra! Fra tre, quattro giorni, si finiscono di consumare, poi si buttano a terra e stanno sei-sette giorni a lamentarsi. Come l’umanità… si deve finire di consumare.

[un contadino da Biutiful Cauntri]

26
Lug

Non è importante quando si muore, ma come si muore. Probabilmente vale così anche per la vita.

Randy Pausch era un’insegnante di un’università americana, la Carnegie Mellon University a Pittsburgh. Randy Pausch era un appassionato di realtà virtuale. Fan della Walt Disney e dei suoi centri di divertimento. Randy Pausch aveva dieci tumori a fegato e pancreas ed ha lottato fino alla fine. Randy Pausch non ha passato gli ultimi suoi giorni facendo il countdown tra la vita e la morte. Randy Pausch si è spento ieri notte, lasciando a milioni di persone un messaggio che stringe il cuore e bagna gli occhi, rinominato in rete come “L’inno alla vita di Randy Pausch“. Questa è la vita spiegata da un uomo che muore.

23
Lug

Io non tollero più che il mio Paese venga chiamato democratico. Sarebbe opportuno cominciare a definirci diversamente democratici, se proprio si vuole evitare la parola “regime” per definire il luridume politico che si riversa nei palazzi istituzionali. La Costituzione è calpestata ogni giorno in posti diversi. L’arroganza della politica ha preso il sopravvento. Vi invito a dimostrare che uno, anche solo uno dei principi con cui nasceva la nostra Costituzione continua ad essere rispettato da questa gente. Stiamo precipitando in una voragine profonda, ogni giorno più velocemente. Ogni seduta di Camera o Senato sono un colpo in più verso il basso. Ogni votazione produce una legge scandalo, ogni carta firmata è un attentato alla democrazia. Il Lodo Alfano ha costruito definitivamente un muro di cinta intorno al potere. Il popolo non solo non elegge più i suoi rappresentanti, ma non può sentirli, non può farsi sentire, non può comunicarvi. Tutto viene discusso e deciso a prescindere dalla volontà dei cittadini. I giornali e i media sono ancora in letargo, in coma irreversibile. Abbiamo messo il Paese nelle mani sbagliate e quella grande fetta di popolo che lo ha fatto ne pagherà le conseguenze insieme a tutti gli altri in tempi molto brevi. L’ignoranza del popolo è l’arma più grande di qualsiasi regime. L’ignoranza è naturale o indotta tramite informazione drogata, provvedimenti palliativi ma vuoti, efficaci per il cittadino medio. Si mente spudoratamente su tutto, tanto lo si può fare. Nessun giornale si occupa di dimostrare il contrario. Qualsiasi mezzo di comunicazione in questo Paese è diventato strumento del potere. Lo si usa per riportare quanto detto dal potente di turno, nient’altro. Non c’è dibattito, non c’è indagine, non c’è informazione. Quando il popolo accenna al risveglio, l’esercito invade le città ed usa la forza. La polizia è il cane drogato che difende il potere. Non dovremmo continuare a chiamarla forza pubblica, perchè è asservita al potere. Forza del potere. Va già meglio. In questo status da diversamente democratici non servono più manifestazioni, referendum, cortei… stanno vanificando anche la controinformazione. L’azione dal basso deve diventare una rivolta popolare violenta. E’ l’unico modo per uscire da un tempo in cui le buone maniere sono destinate ad andare in pensione, almeno per un pò.