Ogni governo ha una “soluzione per la scuola”. Il “problema scuola” ha interessato tutti. Da Berlinguer alla Moratti a Fioroni sino all’attuale Gelmini. Nessuno è riuscito ad inquadrare la situazione. Ognuno ha idee disastrose e vaghe. Probabilmente se i ministri scendessero nelle scuole a dare un’occhiata capirebbero un pò di più quali sono i problemi da risolvere, le riforme da fare. Il disagio culturale che le giovani generazioni stanno attraversando è probabilmente indice di una distanza incolmabile tra scuola e studenti, istituzioni e popolo, associazioni e giovani. Se la cultura si allontana dai giovani probabilmente è una colpa da dividersi in entrambi gli schieramenti: da una parte una sorta di casta che tende a radicarsi sempre più in alcuni ambiti e con tanti ostacoli (elevato costo per l’accesso al sapere, agli eventi culturali in genere e mancanza di iniziative atti a coinvolgere la massa), dall’altra parte una massa, appunto, che si sposta verso una cultura più accessibile e, paradossalmente, aculturale. La scarsa qualità dell’offerta televisiva in merito e l’esaltazione eccessiva di modelli sbagliati, esagerati e principalmente vuoti, spiana la strada a quello che è il nichilismo, la mancanza di prospettive, il disinteresse generale. Ciò che la politica non ha capito e probabilmente non capirà mai se non ci sarà l’uomo giusto al posto giusto, è che bisogna eliminare il divario inspiegabile che c’è tra cultura e giovani, se si vuole uscire da questo disagio culturale. Ma forse loro lo sanno e vogliono continuare a narcotizzare una generazione di zombie che farebbe orrore ai giovani sessantottini. Al di là di queste osservazioni, ciò di cui sto per parlare è l’ultima delle proposte in materia depositate alla Camera dei Deputati qualche mese fa.
Si tratta di uno strano decreto, che prende il nome della donna che lo ha proposto, Aprea (Pdl). Nei prossimi mesi probabilmente verrà discusso, ma in rete ci sono già ampie analisi e critiche circa il contenuto del testo. Fondamentalmente, si tratta di una riforma che ha solo un obiettivo: privatizzare le scuole. E fondare il nuovo modello di scuola privata sulla gerarchia già esistente in una normale azienda. Da qui l’idea di scuola-azienda, già sperimentata in Inghilterra, con uno spiacevole esito fallimentare. Tutto ciò che è fallimentare affascina follemente la destra italiana. Ciò che principalmente andrebbe a fare questa riforma all’interno degli organi scolastici, sarebbe annullare l’esistenza di qualsiasi organo collegiale attualmente presente con l’introduzione di un Consiglio di Amministrazione e il conferimento di pieni poteri al Dirigente Scolastico. Ciò che mi fa pensare invece alla riforma Gentile (sto parlando del Ventennio fascista) è il metodo di reclutamento degli insegnanti. Scelti tramite il Dirigente Scolastico e il CdA, senza graduatoria alcuna, senza concorso statale alcuno. Le due vie per essere assunti saranno “giurare fedeltà” al CdA, prendere la scorciatoia della raccomandazione, sempre partecipando ai concorsi banditi dalla stessa azienda. La libertà di insegnamento (art. 13, 21, 33 della Costituzione Italiana) è compromessa. Infatti, chi investe nella scuola per poi entrare quindi nel CdA, decide anche il piano di studi tenendo sotto scacco gli insegnanti assunti. Se oggi l’insegnante precario è precario perchè lo Stato non riesce ad assorbirli tutti, domani l’insegnante sarà precario perchè se non segue le direttive del CdA, offendendo le proprie conoscenze e la propria dignità, potrà essere sbattuto fuori. E i precari di oggi, saranno disoccupati a vita domani. Non posso non pensare inoltre, alla possibilità che un partito politico diventi soggetto fondatore di una scuola-azienda, dato che nel decreto si citano anche associazioni, fondazioni, imprese ed enti privati come possibili investitori. Questo sarebbe esattamente lo specchio della vecchia riforma Gentile. Per non parlare poi delle componenti studentesche che verrebbero praticamente annullate e il cui diritto di manifestare viene reso vano: se l’offerta non ti piace, vai in un’altra azienda. Se nessuna corrisponde alle tue esigenze, vai presso gli istituti di formazione professionale (proprio come la riforma Moratti!).
Bene, oggi ci troviamo davanti ad un’offerta formativa già scarsa per la preparazione degli insegnanti, che in molte scuole sicuramente non brillano. Ci si trova davanti ad un disagio culturale del quale ho parlato prima. Ci si trova davanti ad un sempre più frequente abbandono dei ragazzi davanti alla scuola. La soluzione, per loro, non è aprire le menti ma chiuderle. Ecco noi pensiamo sempre alla nostra libertà, alla rete come valvola di sfogo, alla controinformazione, ai blog, all’emancipazione delle menti, come diceva Bob Marley. Ma loro sono più avanti, loro hanno già deciso che le menti le produrranno in azienda. Avviandoci ad una società obbediente e incosciente. La parola d’ordine è Resistere. Non possono mandare l’esercito nelle scuole, se le occupate.