Lasciate in pace De Gasperi PDF Stampa E-mail
Letture

De Gasperi a Matera

foto: Domenico Notarangelo - Mediateca provinciale di Matera

Lasciate in pace De Gasperi

Indro Montanelli, La Voce 19 agosto 1994

 

Oggi 19 agosto scadono quarant'anni dalla scomparsa di De Gasperi. E l'unica cosa che possiamo augurarci è che non ci siano commemorazioni. Né da parte dei nuovi inquilini del Palazzo, cui il pudore dovrebbe vietare di misurarsi con una figura che più antitetica al loro modo di essere e di operare è impossibile immaginarla. Né da parte dei residui “amici” della DC, che sulla tomba di De Gasperi potrebbero andare soltanto a battersi il petto.

 

Non vogliamo fare di lui un Eroe alla Plutarco. Chiamato ad agire su una scena internazionale dominata da protagonisti della stazza di Stalin, Churchill, De Gaulle, ed a rappresentarvi un Paese come l'Italia, a De Gasperi restava ben poco spazio. Ma nessun altro italiano avrebbe saputo occuparlo con la sottomessa, ma ferma dignità con cui lo fece lui, e guadagnare all'Italia altrettanto rispetto. Fu lui che la trasse dal ghetto dei vinti. E questo fu il primo servigio – riuscito in pieno – che le rese. Il secondo – che purtroppo fallì – fu quello di ridarle uno Stato.

 

Dell'Italia, De Gasperi sapeva poco. Prima della prima guerra mondiale, aveva rappresentato il suo Trentino al Parlamento di Vienna. E subito dopo ne aveva seguito la sorte continuando a rappresentarlo nel Parlamento di Roma, ma senza fare in tempo ad acclimatarvisi. Espulso quasi subito anche lui, come rappresentante dei “popolari” di Sturzo dall'«aula sorda e grigia», dopo uno stage in galera riparò nella Biblioteca Vaticana, e ci rimase vent'anni senza nessun contatto col mondo di fuori, e mal sopportato dai padroni di casa, specialmente da Pio XII: non solo perchè si ostinava ad essere contro “l'Uomo della Provvidenza”, ma anche perchè era stato un cattolico atipico, formatosi in uno Stato, sì cattolico, anzi cattolicissimo come l'Austria, ma che i preti li rispettava solo in chiesa.

 

Fu questo, credo, il primo malinteso con la Dc, i cui nuovi quadri – quelli dei “professorini” - uscivano dagli Oratori. Non so se De Gasperi, tutto preso dalla ricostruzione del Paese, si accorse che costoro si stavano impadronendo di tutto l'”apparato” del partito. Forse se ne accorse, ma non gli dette peso perchè neanche al partito ne dava molto. A lui importava solo lo Stato. Mentre a loro, cresciuti e covati sotto la gonnella del parroco, dello Stato non solo ignoravano la cultura, ma ne covavano l'odio. Per loro c'era soltanto il partito. Non vedevano altro, non sapevano d'altro, ma di quello sapevano tutto, mentre De Gasperi non ne sapeva nulla. Fu così che glielo scipparono senza colpo ferire, e probabilmente (o almeno osiamo sperarlo) senza rendersi conto di cosa facevano.

 

L'accantonamento di De Gasperi si consumò al congresso della DC a Napoli nel giugno del '54, quando a lui non restavano che poche settimane di vita. Fu il primo “linciaggio per sublimazione” che poi divenne la regola di queste operazioni. Mai De Gasperi era stato tanto incensato dagli “amici” come lo fu nel momento in cui essi gli strappavano di mano la segreteria del partito, cioè il timone della nave, relegandolo nell'Empireo di una presidenza puramente formale. Parve un ricambio generazionale. Ed era invece la fine di un sistema. Ma a capirlo fu solo un giornalista, di cui forse più nessuno ricorda il nome, Panfilo Gentile, che nel suo saggio Democrazie mafiose prefigurò lucidamente quanto stava per accadere, anzi stava già accadendo: il trasferimento del Potere dalle sue sedi istituzionali, governo e Parlamento, ad un direttorio dei segretari dei partiti, irresponsabile e incontrollabile in quanto ignorato dalla Costituzione, e quindi fatalmente destinato a degenerare in una “cupola”: qual è stata la partitocrazia. Poche volte ho visto un oroscopo avverarsi con tanta puntualità.

 

I politici – sia quelli della prima che della seconda Repubblica – lascino dunque in pace De Gasperi. E lo lascino in pace anche quei preti, che tempo fa avanzarono la proposta di beatificarlo. De Gasperi non fu un santo. Come tutti gli uomini di potere ebbe i suoi compromessi, le sue doppiezze e scaltrezze. Fu però l'unico uomo di Stato – anche se di uno Stato scalcinato e fradicio – che la prima Repubblica abbia avuto. Quanto alla seconda, non mi pare che ne prometta qualcuno. Gli spot e le barzellette non bastano a fabbricarne.

 

 

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