In queste ultime settimane, le cronache giornalistiche sono state dominate – anche – dai numerosi incidenti stradali che sono costati la vita a molte persone, in gran parte di giovane età.

Si tratta di un “costo umano e sociale insopportabile”, per usare le parole del ministro degli interni Luciana Lamorgese che il 6 gennaio scorso ha parlato di sicurezza stradale e di salvaguardia della vita dei pedoni e più in generale degli “utenti deboli della strada”.

Secondo la responsabile del Viminale occorre continuare ad agire con costanza e con severità sul piano dei controlli e della repressione delle violazioni del codice, rafforzando la presenza e l’attività delle Forze di polizia e delle Polizie locali, eventualmente prevedendo un inasprimento delle sanzioni accessorie attualmente previste oltre a “fare di più sul piano della prevenzione”.

Il ministro promette di farsi promotrice di un tavolo di coordinamento per una campagna informativa straordinaria, rivolta innanzitutto alle giovani generazioni, sui rischi legati alla violazione delle regole della circolazione stradale e in particolare di quelle previste sul divieto di guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Nel frattempo il ministro Lamorgese ha chiesto ai prefetti la realizzazione – con l’ausilio degli Osservatori sulla incidentalità stradale – di un monitoraggio periodico sulle cause e sulle dinamiche più ricorrenti dei sinistri anche al fine di orientare in maniera specifica le iniziative da svolgere sui territori.

Qualche giorno fa un amico su Facebook ha riportato integralmente una risposta alle parole del ministro, scritta da Paolo Pinzuti. Si tratta del fondatore del sito Bikeitalia.it oltre che di una società, la Bikenomist che Pinzuti scrive dice di utilizzare “come strumento per trasformare l’Italia in un Paese ciclabile”.

Nel testo della lettera, che consiglio di leggere integralmente sul suo sito  il fondatore di Bikeitalia ricorda a Lamorgese che se il compito del ministero degli Interni è di essere “garante dello sviluppo di una società moderna, della sicurezza del cittadino, della tutela dell’incolumità e delle libertà individuali garantite dalla Costituzione, contro la criminalità comune e organizzata” in questo momento “non sta riuscendo molto bene”.

Nel testo Pinzuti ricorda al ministro che non servono ulteriori monitoraggi per comprendere le cause di questi fenomeni dal momento che esistono migliaia di studi che spiegano anche “come fare ad arginarli”. Si tratta piuttosto di prendere delle decisioni, e qui cita l’esempio di Oslo che nel 2019 ha registrato un solo morto sulle strade.

Proprio oggi, un altro importante esponente del Governo, anche in questo caso si tratta di un lucano, affronta l’argomento in una intervista rilasciata a La Stampa. Si tratta di Salvatore Margiotta, sottosegretario al MIT che nell’intervista a Flavia Amabile conferma la linea dell’esecutivo già espressa da Lamorgese: “velocizzare la riforma del codice della strada, inasprire le sanzioni per gli automobilisti e pensare a quelle per i pedoni e usare le campagne di informazione per modificare le abitudini di mobilità dei cittadini”.

Mi sembra ci sia materiale sufficiente per suggerire anche al “nostro” sottosegretario la lettura della missiva indirizzata a Lamorgese.

Di Donato Mola

Blogger, musicante, lettore, disegnatore e giornalista digitale (in erba).

Un pensiero su “Incidenti stradali: basta studi serve un piano d’azione”
  1. Grazie per aver affrontato un tema così impopolare come la mobilità automobilistica all’italiana e le stragi che ne derivano. Un costo sociale, economico e soprattutto umano a cui ci siamo abituati, asuefatti. Eppure è possibile praticamente annullare questo costo con grandi benefici anche solo economici: i danesi, negli anni ’60, scelsero la mobilità ciclabile per motivi economici: il traffico fa male alle aziende. Allora non c’era nè il riscaldamento globale e nemmeno l’inquinamento. Per quanto riguarda le automobili siamo un popolo di #novax arrabbiati e altrettanto pericolosi. Grazie ancora, Angelo

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