È una strana combinazione di letture quella che vi propongo in una coppia di post, ma si sa che ad Hyperbros ci concediamo sempre qualche licenza e, inoltre, ci piace spesso combinare il sacro con il profano. Dunque, il primo libro, che viene commentato in questo post è tanto leggero quanto gradevole.

Si tratta dell’ultimo romanzo di Mariolina Venezia, “Via del Riscatto”, con al centro l’indagine dell’ormai famoso procuratore Imma Tataranni, della procura di Matera, sull’inquietante omicidio di Antonio Ribba detto Antonello. Il secondo e il terzo libro, di cui parlerò in un successivo post, trattano temi un po’ più impegnativi.

I due libri sono “La banalità del male”, di Hanna Arendt, e “Il male radicale”, di Agnes Heller. In effetti, la lettura del libro della Heller, uscito nel novembre 2019, fornisce un forte stimolo alla lettura del noto e assai discusso libro della Harendt, pubblicato nel 1963, e che tratta del processo al criminale nazista Adolf Eichmann, svoltosi a Gerusalemme tra l’aprile 1961 e il maggio 1962.

Via del Riscatto e morte del traffichino Antonio Ribba

Qualche settimana fa un’amica di mia moglie, che stava leggendo il libro della Venezia, le riferì che un protagonista, negativo, della storia era tal Antonio Ribba detto Antonello. Mio cugino è Antonello ma all’anagrafe non fa Antonio, io sono Antonio ma non sono detto Antonello, e d’altro canto i Ribba a Matera scarseggiano, per cui non mi restava che darmi alla lettura del libro.

Premetto che non avevo mai letto un libro di Mariolina Venezia, con l’età la vista perde colpi e sono costretto a selezionare la quantità di letture possibili, né avevo seguito la serie di Rai1 sul procuratore Imma Tataranni. Bene, a lettura del libro conclusa, posso dichiarare che il libro e la scrittrice sono stati per me una piacevole sorpresa: la scrittura è brillante, la trama gialla tiene bene e il finale sorprende, come in ogni giallo che si rispetti.

Antonello Ribba è un agente immobiliare “traffichino”, che muore ammazzato con un colpo di pistola al cuore in un antico palazzo in Via del Riscatto. È sposato con una donna di quattordici anni più giovane, dalla quale ha avuto un figlio e che ha sposato proprio perché incinta. Oltre ad essere un traffichino, egli è un vero Don Giovanni di provincia, arrivato ai quarant’anni con all’attivo una notevole quantità di relazioni sentimentali (beato lui!). La sua intensa attività amorosa, unita alle sue spericolate attività immobiliari, allargano considerevolmente la sfera dei sospettati, essendo possibile spaziare, come nella classica struttura del giallo, dal “cercare la donna” al “seguire il denaro”.

La vicenda è intricata ma Imma Tataranni è personaggio dotato di uno strano miscuglio di logica e intuito, e dunque alla fine ne verrà a capo, smascherando il colpevole. In verità, e con un colpo di scena, appunto, il colpevole sarà lasciato in libertà: il procuratore manterrà segreta la sua scoperta. Indubbiamente, l’ironia e l’autoironia del procuratore, unita al suo inflessibile rigore, ne fanno un personaggio assai originale e interessante.

L’altro personaggio che giganteggia nel libro è il vecchio Girolamo Sinagra, il proprietario del palazzo dalle parti di via del Riscatto in cui avviene l’omicidio di Antonello Ribba. Costui è il vero alter ego di Imma Tataranni: cinico, intelligente e acuto osservatore della realtà materana.

A me sembra che la Venezia abbia con Matera e la Basilicata il classico rapporto che caratterizza molti “emigrati”: una combinazione di attrazione e repulsione. Imma Tataranni è radicata nella provincia, pur avendo un temperamento alquanto anticonformista le tradizioni sono per lei comunque un’ancora importante. Tuttavia, il procuratore è a disagio, se non proprio del tutto ostile, rispetto all’evoluzione che ha subìto la città negli ultimi decenni. Per fare un esempio, sopporta poco il movimento caotico di turisti legato al successo internazionale di Matera. Per non parlare del pessimismo nutrito verso la classe politica, vista a forte rischio di commistione con gli appetiti della speculazione immobiliare. Certo, uno dice, è fantasia, è letteratura e non si deve confondere lo scrittore (la scrittrice) con il suo personaggio. Certo certo, quasi ineccepibile.

Se una critica posso muovere all’autrice, è che talvolta la caratterizzazione dei personaggi del libro tende a scivolare nel luogo comune: l’impiegato pubblico è fannullone, il commerciante è evasore, il costruttore è speculatore. Ma, è chiaro, non si può avere tutto dalla vita!

Infine, un lettore materano del libro non può non provare un certo divertimento nel leggere di personaggi con quei cognomi così familiari: Tataranni, De Ruggeri, Giura Longo, Manicone, Moliterni, Nicoletti, Paradiso, etc.

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